L’amore assoluto


Un paio di mesi fà ordinai questo libro di Alfred Jarry, un piccolo volumetto di solo 73 pagine.

Bene … è impossibile leggerlo… ci ho provato… ho provato ad aspettare, per poi ripartire. Niente. Il caos. Per leggerlo bisogna avere la mente ingarbugliata. Jarry era pazzo, non riesco a finire la terza pagina… non ci capisco nulla, non sono nelle condizioni mentali di leggere questo libro.

Ti trascrivo la descrizione del libro del retro copertina:

Protagonista di questo libro sconcertante, che si potrebbe definire autobiografia mitologicoblasfema, è l’Aotrou Doue, in bretone “il Signore Dio”: suo nome di battesimo è infatti Emmanuele Dio, la madre è Varia, ma insieme a Miriam, la Vergine, e Melusina la maga. Il padre è Maitre Joseb, notaio. ma al tempo stesso in tutti questi personaggi ravvisiamo richiami dell’autore, che è insieme un criminale chiuso nella cella dei condannati a morte alla Sentè e il patafisico che “ha come prigione soltanto la scatola del suo cranio”. Scritto nel 1899, questo romanzo, che procede attraverso “una fraseologia sontuosa, imperturbabile, multisignificante e di una follia così saldamente installata“, come scrisse Maurice Sailet, ci colpisce oggi più che mai per l’audacia della sua forma e per il suo significato di “estrema punta solipsistica”

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2 commenti

  1. Sara said,

    15 ottobre 2009 a 16:11

    Secondo Piergiorgio Odifreddi in “C’era una volta un paradosso”, il racconto di Jarry può essere letto come “a) l’attesa di un condannato a morte nella sua cella; b) il monologo di un uomo che soffre di insonnia; c) la storia di Cristo”. Certo a leggere il retrocopertina sembra molto meno chiaro.

  2. Marzio said,

    8 ottobre 2017 a 14:00

    Per jarry Dio è l’operatore logico che non agisce, ma opera alla scrittura
    della frase! Il padre è certo, la madre è incerta, essa è indice del malinteso indissipabile! Se cerchiamo l’intesa con la madre è proprio il caso in cui la madre è proprio la morte!
    Miriam e Melusina rappresentano l’animale fantastico anfibologico,
    la madre e la strega, la Santa e la puttana, che rappresentano il due, il modo dell’apertura!
    Dio opera alla scrittura grazie alla fede che procede dalla speranza!
    se la speranza procede dalla fede abbiamo già fatto la delega a qualcuno o a qualcosa! Per questo la blasfemia è un assioma! Non vi è alcuno soggetto all’idea di padronanza! NÉ ho né non ho l’idea!
    Dio opera alla scrittura se non spazzializziamo l’intervallo fra il nome e il
    significante, tra lo zero funzionale e l’uno funzionale, tra la sintassi e la frase!
    il padre è la funzione di zero è l’autoritas che procedendo dal due, per il non dell’ avere rilascia il simbolo nella sintassi! Per metafora!
    il figlio è la funzione di uno, che procedendo dal due (procedura),e dallo
    zero(processione), rilascia la lettera nella frase, per il non dell’essere!
    per metonimia!
    l’intersezione tra simbolo e lettera Porta alla cifra, ossia alla qualità delle cose per abduzione, per il sogno e la dimenticanza! Tutto ciò che se l’intervallo fra la sintassi e la frase, fra lo zero e l’uno non viene spazzializzato, ovvero portato a logia secondo i dettami del discorso occidentale, basati su i principi di identità, terzo escluso, non contraddizione!
    Jarry ci dice che il nome è innominabile! Poiché un significante rimosso funziona come nome adiacente ad un altro significante, per la questione di rimozione nella sintassi e di resistenza nella frase anche lutto e dolore
    Non appartengono al soggetto! Non c’è più soggetto! È la materia della conversazione, della narrazione che dissipano il soggetto che si crede mancante, clivato, vuoto!
    Jarry come Oscar Panizza, come Dino Campana possono sembrare pazzi a coloro che leggono i loro scritti secondo la gnosi, pensando che ci sia una koine’ dal fare comune, ma così leggono coloro che si fanno sudditi, che vivono del sapere sull’altro e del pettegolezzo!
    ma come vivere? Vivendo!
    come leggere? Tra le righe, non sulle righe, Leggendo!


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