Ubu incatenato

L’avventurosa fuga degli Ubu verso la Francia (Ubu re) è riuscita, ma Ubu è rimasto così scosso dal suo recente passato che decide di smettere gli abiti dell’arroganza e porsi al servizio degli altri, guadagnandosi la vita con il lavoro delle proprie mani. Si adatta così al clima ideologico della nuova patria, dove vige il culto della libertà, che si traduce nella più totale assenza di regole. Abbigliatosi per trovare un’occupazione servile, finisce intruppato in un plotone, dove sorprende favorevolmente il caporale Pissedoux per il suo modo totalmente anarchico di maneggiare le armi. Una volta arruolato, Ubu comincia la sua ascesa sociale ripartendo dai crimini di base: uccide il caporale Pissombock e lo rapina, scappando poi, assieme a Madre Ubu, con la sua carrozza e la nipote del caporale, Eleuteria, cantiniera degli Uomini Liberi. Sulla carrozza, alla vista del cadavere dello zio, Eleuteria sviene e Ubu si prende cura, insieme a Madre Ubu, di tenere in ostaggio la giovane; costei, però, non viene assistita, quando suona ripetutamente il campanello per non restare sola con il cadavere, che inaspettatamente resuscita. La sera, al ricevimento a casa Pissembock, è Ubu ad annunciare gli ospiti, esibendosi in un valzer con Eleuteria, ma viene arrestato dall’irruzione di Pissedoux insieme agli uomini liberi. Madre Ubu corre dietro al marito, promettendogli sostegno e comforto anche nella cattiva sorte.

Una volta in aula per il processo a suo carico, Ubu prende in mano le redini del dibattimento, denunciando i propri misfatti, e propone come migliore soluzione che a lui e a sua moglie venga assicurata una confortevole vecchiaia. Il presidente tuttavia condanna lui alle galere a vita e Madre Ubu all’ergastolo. Ubu sarà così spedito da Solimano, preceduto dalla fama della sua grassezza.

L’ardente desiderio di schiavitù di Ubu si infrange contro l’omaggio che i turisti inglesi continuano a tributare a lui e a sua moglie, reputando la prigione un palazzo reale e lasciando loro delle mance. Quando esce di prigione, in attesa di partire per la corte di Solimano, viene salutato dagli altri orzati come un re.

Mentre Ubu è avviato all’imbarco per l’Oriente, scoppia la rivolta dei Padroni, che infrangono l’equilibrio imposto dagli Uomini Liberi, soddisfacendo la propria aspirazione alla schiavitù. Anche nella carovana dei prigionieri incatenati si diffonde l’atmosfera di ribellione, permettendo così a Ubu di liberarsi dalla palla al piede e delle catene. Le galere turche imbarcano così un numero assai superiore di prigionieri, tutti Uomini Liberi ed ex prigionieri che chiedono l’imposizione della vera schiavitù, mentre Ubu si aggira per lo scafo sfasciandone i componenti, per verificare se siano solidi. Dal suo comportamento il Solimano riconosce il fratellino rapitogli molti anni prima dai pirati francesi e costretto a lavorare nelle colonie penali. Esige pertanto che venga trattato con ogni riguardo, ma che gli venga impedito approdare a corte, perchè altrimenti, qualora prendesse coscienza delle sue origini, si impossesserebbe del potere nel giro di poco tempo. I coniugi Ubu vengono pertanto incatenati su un’altra galera, per destinazione ignota: unica certezza di Ubu è di poter continuare nella sua schiavitù e, daccapo incatenato, continuare ad essere ascoltato dagli altri.

storia del teatro moderno e contemporaneo (Einaudi)

La Patafisica

«La patafisica è la scienza delle soluzioni immaginarie, che accorda simbolicamente ai lineamenti le proprietà degli oggetti descritti per la loro virtualità.»

(Alfred Jarry, Gestes & Opinions du Docteur Faustroll pataphysicien. Roman néo-scientifique, libro II Elementi di Patafisica, par. VIII: Definizione.)

Appunti

Il termine patafisica fu introdotto da Jarry per parodiare il proprio insegnante di fisica del liceo che, a suo dire, compendiava in se stesso «tutto quanto di grottesco c’è nell’universo». Ma il termine e l’atteggiamento intellettuale che con lui si è delineato ha avuto, soprattutto in Francia ulteriori e approfonditi sviluppi.
Jarry specifica inoltre la differenza sostanziale nella grafia della filosofia proposta ‘patafisica che dividerebbe con l’apostrofo davanti il termine, una patafisica cosciente da quella incosciente. Secondo il drammaturgo, l’inventore e primo docente della filosofia sarebbe il Dottor Faustroll, un personaggio di sua invenzione, che avrebbe calcolato la superficie di Dio (che corrisponderebbe al punto tangente di zero e dell’infinito).

La patafisica, contrariamente alle altre scienze, non si occupa delle regole, ma piuttosto delle eccezioni: Jarry infatti, nel tentativo di criticare il nonsense del quotidiano, specifica di come sia sciocco decifrare in modo univoco un fenomeno quando ne esistono altre interpretazioni. Ad esempio, un orologio da polso viene solitamente ritratto come di forma tonda quando, visto lateralmente, esso non è tondo ma rettangolare e schiacciato: tramite tali esempi, Jarry conduce i principi della patafisica oltre la metafisica. La patafisica, partendo dalla fisica e passando dalla metafisica è l’ultimo anello che chiude e collega tutte le filosofie possibili. Enrico Baj descrive accuratamente la patafisica nel suo testo “Che cos’è la patafisica?”, quale scienza che si occupa in riferimento agli oggetti della loro virtualità.
Il termine patafisica compare per la prima volta nell’opera teatrale di Jarry “Ubu cornuto”, il cui protagonista è appunto Ubu re, personaggio meschino, crudele e repellente, ma viene rivelata pienamente nell’opera “Gesta e Opinioni del Dottor Faustroll, ‘Patafisico”.

Assiomi della patafisica

Breve esposizione degli assiomi fondamentali della patafisica:

* La patafisica non è una negazione che aspira a divenire una nuova affermazione.
* Non pretende di salvare il prossimo riformandolo.
* È didattica, ma non pedagogica.
* Ha un metodo ma non ha un fine.
* È monolitica e libertaria, ritualistica e scanzonata, profetica e anti-messianica.
* Pone sullo stesso piano di equivalenza l’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo.
* Non crede nel valore assoluto delle contrapposizioni convenzionali: bello e brutto, spirito e materia, bene e male, vita e morte, bianco e nero ecc.; eppure le comprende tutte.
* Non persegue alcuna costruzione chiusa, con pretese totalitarie e definitive, bensì un continuo accrescimento, ed una continua riclassificazione, su basi logiche, dei dati forniti incessantemente dall’esperienza.
* Non contiene: alcun dogma o limitazione, intolleranza o fine ultimo o riduzionismo, né alcuna formula pretenziosamente definitiva, sintetica e globale.
* Se anche una verità unica, una verità superiore, una verità chiave esistessero, e se anche esse fossero riconducibili ad un dio, esse non potrebbero restare che indeterminate, suprema e irraggiungibile meta verso la quale si muoverebbe incessantemente – appunto, patafisicamente – una pluralità, continuamente accresciuta, risistemata e risistemabile di simboli dal significato frammentario, provvisorio, e solo parzialmente accessibile.
* Poiché non esistono differenze categoriche essenziali e definitive le categorie sono delle classificazioni artificiose che generano delle differenze convenzionali, artificiali, e niente affatto essenziali.
* Quesito della patafisica: anche se il principio di indeterminazione non fosse valido per la storia e per i fatti, esso sarebbe pur sempre valido per il modo di conoscerli e di interpretarli?

I simboli della patafisica

Nella maggior parte dei casi, l’influenza patafisica (di un evento, una rappresentazione artistica o di un’associazione tra persone) è resa manifesta attraverso riferimenti iconografici precisi. Tra i più comuni vi sono senza dubbio:

* La Giduglia (vorticosa spirale che rappresenta la pancia di Padre Ubu, detta anche Cornoventre)
* La Candela Verde
* L’Asse (il vascello utilizzato dal Dottor Faustroll)
* Padre Ubu, nelle svariate rappresentazioni grafiche dello stesso Jarry

Esiste anche un Calendario Patafisico, detto Perpetuo, che non subisce variazioni bisestili e nel quale il capodanno corrisponde all’8 settembre dell’era volgare (data di nascita di Jarry). Consta di tredici mesi chiamati così nell’ordine: Absolu, Haha, As, Sable, Decervelage, Gueules, Pédale, Clinamen, Palotin, Merdre, Gidouille, Tatane, Phalle.

Il Calendario perpetuo Patafisico , compilato presso il Collegio Patafisco Francese (Calendrier Pataphysique Perpétuel) scandisce il tempo di tutti gli istituti, i circoli e gli ordini patafisici del mondo.

Buon Natale

La Compagnia Teatrale

della Candela Verde

Candela Verde

vi Augura un felice Natale

Trovato

…. e ordinato.

Finalmente! dopo una lunga ricerca ho trovato il libro che cercavo.

Il titolo originale è “Arlecchino dirozzato dall’amore” edito da Sansoni del 1944. Ho trovato una libreria on-line si chiama NIDABA  e distribuisce libri fuori catalogo e nuovi.  Questo il loro indirizzo: www.nidabalibri.com.

E ora aspettiamo l’arrivo del libro.

Provate a visitare anche questa libreria on-line  http://www.elephantsbooks.it  la sede fisica si trova a Caselle d’Erbe.

Buona lettura

Ubuland

Oggi mi sono imbattuto in questo interessante sito : Ubuland.

Tratto dal loro sito:

UBULAND nasce da due esigenze fondamentali: quella di fornire un sistema informativo relativo agli artisti italiani che praticano la patafisica, e quella di sondare la presenza patafisica in Rete e le possibilità di una Rete pensata patafisiciter: collegando fra di loro i numerosi siti dedicati all’argomento, ma anche cooptando lavori di net artisti che la praticano più o meno consciamente (la patafisica, si sa, è molto spesso inconscia), e stimolando, infine, una pratica creativa consapevolmente patafisica in rete.
ViVa PaDrE UbU!!! (d.q)

Arlecchino educato dall’amore

Commedia in prosa in un atto di Pierre Carlet de Chamblain de Marivaux.

Già da quindici giorni la Fata, promessa al Mago Merlino, ha rapito
Arlecchino, di cui s’è innamorata dopo averlo scorto assopito in un bosco. Arlecchino, però, non dimostra alcuna inclinazione alla galanteria ed è il solo casuale incontro con la pastorella Silvia a risvegliare in lui l’amore, ricambiato dalla giovane. La Fata sorprende i due innamorati e, sdegnata, rapisce nuovamente Arlecchino grazie ad un incantesimo. Per separare definitivamente i due, la Fata fa prima credere ad Arlecchino che Silvia è un poco di buono; poi, con le minacce, obbliga Silvia a mentire ad Arlecchino, rivelandoli le sue imminenti nozze con un pastore del villaggio; infine lascia il suo tirapiedi Trivellino a sorvegliarli. Credento alla presunta infedeltà di Silvia, Arlecchino si dispera, ma Silvia commossa, rincuora l’innamorato dicendogli la verità. Arlecchino seguendo le istruzioni di Trivellino, stanco di servire la Fata infedele, riesce a sottrarre la bacchetta magica, strumento del suo potere. Riesce così a sottometterla e a realizzare il proprio intento.

Qualcuno ha il copione di questa commedia? Su quale libro è pubblicata?